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XXIII del tempo ordinario C

8 settembre 2019

Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? Tante volte è proprio difficile comprendere il Signore, non è semplice decifrare il suo pensiero, capire cosa voglia dirci, scoprire cosa desidera rivelarci. Prendiamo ad esempio l'espressione forte che Gesù ci ha rivolto in quanto suoi discepoli, se così ci professiamo: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo». Gesù sembra volere toccarci sugli affetti più cari per dirci che lui viene prima. Ma perché? Perché dobbiamo mettere in secondo piano le persone che più amiamo? Ce lo spiega l’apostolo Paolo rivolgendosi a Filemone: “Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore”. Non solo esprime tutto il suo amore per questo discepolo, ma spiega addirittura il motivo di questo amore: amore paterno, perché è lui ad averlo generato alla fede; amore fraterno, perché entrambi discepoli in Cristo che vanno annunciando il Vangelo a costo delle catene. Questo amore che Paolo annuncia attraverso il Vangelo egli lo vive sulla pelle: le catene imprigionano un corpo, ma non possono imprigionare l'amore. L'amore non imprigiona, l'amore rende liberi. Ecco perché Paolo, già imprigionato dalle catene dell'odio verso la fede da parte dei romani, non tiene appresso a sé un discepolo tanto amato, quale Onesimo, ma lo rimanda libero a Filemone, perché possa continuare ad annunciare il Vangelo. Avrebbe potuto tenerlo accanto a sé nel periodo di prigionia come sostegno, aiuto, conforto, eppure Paolo ha dimostrato il suo grande amore per questo amico e confratello lasciandolo partire nel nome di Cristo e del Vangelo che stavano annunciando. Insomma, Paolo prigioniero non vuole rendere schiavo di sé Onesimo, ma l'amore per Cristo e per l'annuncio del Vangelo lo porta a staccarsi da una persona che tanto gli sta a cuore perché possa realizzare la sua piena vocazione: quella di essere al servizio del Vangelo e non di Paolo. Ecco cosa vuole il Signore da noi, ecco cosa significa essere veri discepoli di Cristo amandolo più di tutto e di tutti: annunciare il Vangelo anche attraverso le relazioni di un amore profondo, un amore che lascia liberi, un amore che non ostruisce le vie del Signore, un amore che non trattiene ma consegna nelle mani di Dio. Amare il Signore più di ogni persona porta a vivere il Vangelo amando nel modo più corretto anche la persona più cara, cercando il suo bene e non il proprio, cercando ciò che la realizza e non i propri programmi, cercando di attuare in questa persona ciò che Dio ha desiderato per lei e non ciò che il proprio istinto ritiene giusto. Ecco perché il grande Paolo scrive a Filemone: “Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. E per sottolineare questo rapporto di amicizia profonda aggiunge: Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso”. Ed ecco anche il motivo per cui il Signore, chiudendo il suo discorso, ribadisce: «Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»: perché solo un cuore libero può amare veramente il Signore amando veramente le persone più care. Chiediamo questa capacità al Signore per mezzo di Maria. Oggi ricorre la festa della sua natività: lei da subito è stata offerta a Dio, è stata messa nelle sue mani perché il Padre compisse in lei ciò che da sempre aveva pensato; Maria è colei che splende davanti a noi come esempio di annientamento, come segno di dono totale, perché non ha pensato a se stessa, ma si è resa disponibile ad accogliere il progetto di Dio, tirandosi da parte una volta che questo si è compiuto nella nascita del Salvatore. Come lei non è stata trattenuta dai suoi cari, così lei stessa non ha mai trattenuto suo Figlio, benché si sarà chiesta tante volte: Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? Ricordare la nascita di Maria ci aiuti a pensare a lei che per amore ha seguito il Signore, rinunciando non solo ai suoi averi, ma al suo stesso Figlio, per compiere in tutto la volontà di Dio: questo significa amare Dio ed essere suoi discepoli.