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I di Quaresima A

1 marzo 2020

Il deserto: Gesù lì viene spinto dallo Spirito e in quel deserto sperimenta la tentazione da parte del più grande tentatore, il Demonio. Il deserto non è solo un luogo fisico, ma anche una condizione. In questi giorni di apprensione per il virus che ha contagiato mezzo mondo e anche le nostre terre, il deserto è diventato l’immagine più eloquente di strade e luoghi pubblici soprattutto nelle città che di solito vediamo affollate: le scuole sono vuote, i mercati sono sospesi, i luoghi di aggregazione come i nostri oratori sono chiusi, negli stadi del nord Italia le partite sono rinviate o giocate senza i tifosi che fanno da corona, gli studi televisivi non hanno il pubblico presente, i centri commerciali sono colmi di gente che fa provviste o in altri momenti deserti, i bar hanno scatenato posizioni diverse sulla chiusura serale e non su quella diurna, per poi essere accontentati sull’apertura nell’ora fatidica dell’aperitivo, ma con le dovute precauzioni; e le chiese sono vuote. Beh, a dire il vero, per quanto riguarda le chiese, non bisognava aspettare il coronavirus per vederle vuote o semi deserte: quelle lo sono già da un po’ di tempo. Eppure sulla desertificazione delle chiese non ho visto questa grande apprensione e nessuno si è posto il problema rispetto ad altri luoghi che hanno fatto parlare molto. Forse anche questo denota la nostra società che si dice cristiana a parole e per tradizione, ma che in realtà dimostra di tenere molto di più a stadi, bar e centri commerciali che non all’incontro con Gesù Cristo. Ma al di là di questa vena più realistica che polemica, il deserto, nel quale Gesù è spinto per sperimentare la nostra umanità fatta di molte tentazioni, ci dice come anche noi siamo tentati di mettere tutto ciò che è materiale al primo posto, dimenticando Dio. Siamo stati incollati per giorni e giorni davanti al televisore per avere notizie sull’evoluzione dell’epidemia e capire se poter andare o no al bar o al centro commerciale, ma quanti hanno spento la televisione e – come ha indicato il Papa nel Mercoledì delle Ceneri – hanno aperto il Vangelo? quanti hanno chiuso la bocca alle chiacchiere e l’hanno aperta alla preghiera? quanti hanno preso l’occasione di iniziare la Quaresima rinunciando al mojito o allo spritz, anziché far diventare un caso di vita o di morte la rinuncia forzata all’aperitivo serale? Forse, e mi piacerebbe togliere il forse, questo tempo così confuso e di apprensione ci fa bene spiritualmente, perché ci può aiutare a tornare all’essenziale attraverso questo deserto dove sembra mancarci tutto, persino la possibilità di un bicchiere d’acqua; ci aiuta a capire le parole di Gesù: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”»; ci permette – così mi piace pensarlo – di rimettere Dio al primo posto, non solo per invocarlo adesso che siamo messi alle strette da un virus fortemente contagioso, ma sempre. Nel deserto, la cosa che si soffre più di tutte è la mancanza d’acqua. Sì, manca l’acqua nella terra arida, secca, deserta: ma cosa manca nelle nostre famiglie? Cosa manca nella nostra società? Cosa manca nelle nostre relazioni coniugali, personali, comunitarie? Cosa manca alla vita matrimoniale tanto che molti giovani non la scelgono più come via di santificazione? Eppure è proprio quando ci manca qualcosa che ne scopriamo la sua importanza o addirittura la sua essenzialità. Chissà allora se in questo periodo ci è mancata la relazione con il Signore, non avendo potuto celebrare l’inizio della Quaresima come ogni anno con l’imposizione delle Ceneri oppure non ce ne siamo nemmeno accorti? Chissà se alle nostre famiglie e a ciascuno di noi sta mancando il non poter prendere parte allaMessa nel giorno del Signore o non ci cambia molto o niente, visto che spesso o abitualmente non prendiamo parte? Chissà se ci manca questa relazione con il Signore come momento fondamentale della settimana o siamo ancora preoccupati di non poter andare al bar o entrare nel centro commerciale senza la paura di essere contagiati? Quando manca l’acqua lo senti e,guarda caso, la prima cosa che chiedi o viene chiesta una volta seduti in un ristorante è proprio l’acqua. Non ne possiamo fare a meno dell’acqua e quando ci manca soffriamo, la nostra bocca sembra terra riarsa, la nostra gola un deserto. Facciamo del deserto di questi giorni un’opportunità. Facciamo che il virus diventi occasione per i fidanzati di starein casa e guardare al loro futuro parlando seriamente del loro matrimonio, anziché correre dietro a tanti aperitivi. Facciamo che il virus diventi occasione per gustare la bellezza della vita, anziché cercare scaffali da svuotare nei supermercatiquando è già vuota la vita di chi corre freneticamente e non ha mai il tempo di guardare in faccia il proprio coniuge. Facciamo che l’epidemia diventi occasione in famiglia per parlare di più, informarsi meglio, spiegare anche ai più piccoli la situazione senza panico, ma scoprendo che tornarea parlarsi tra genitori, tra genitori e figli, tra figli e genitori diventi poi, quando presto tutto questo caos sarà passato, la regola quotidiana per dialogare su scuola, catechesi, sport, valori importanti, educazione, anziché tacere, soprassedere, far finta che tutto sia apposto. E caso mai, in questi giorni, avessimo capito l’essenzialità dell’“Acqua”, cioè l’essenzialità di Dio, non lasciamoci prendere dalle tentazioni che ce la fanno scambiare con la falsa essenzialità dei cocktail che tanto hanno fatto discutere, ma che non ci hanno dato ciò di cui davvero abbiamo bisogno noi e le nostre famiglie.Passiamo dallo spritz allo Spirito – la cui radice etimologica è la stessa, ma con effetto diversoper lasciarci guidare nel deserto della vita e capire quale sia l’acqua che veramente ci manca, cosa sia l’essenziale e quali siano le priorità che valgono nella nostra vita e nella vita dei nostri cari.