Corpus Domini A

14 giugno 2020

«Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri». No, non possiamo dimenticare la dura prova che abbiamo vissuto; non possiamo dimenticare le sofferenze che, come serpenti velenosi, ci hanno morso iniettandoci il veleno del dolore, della rabbia, del non senso; non possiamo dimenticare il deserto provato nel cuore, quel senso di smarrimento e di vuoto che sentiamo ancora presente in noi. No, non possiamo dimenticare ciò che abbiamo vissuto in questo tempo di pandemia e che speriamo di non dover più rivivere. Ma nello stesso istante non possiamo dimenticare l’acqua e la manna che il Signore ha concesso a noi in questo periodo come al popolo di Israele nei quarant'anni di cammino nel deserto. L’acqua della sua grazia dissetava i nostri cuori riarsi, bagnava le ferite inferte dalla sofferenza, dava vigore alle nostre giornate esauste. Ma anche la manna dal cielo, il suo Spirito, che ci ha sostenuto nella prova e ci ha dato forza nei momenti di sconforto.

Ora il Signore Gesù ci dà se stesso come cibo, perché la nostra vita sia ancor più forte. Sì, siamo tornati a celebrare l’Eucaristia, siamo tornati a radunarci attorno al banchetto per sfamarci di Lui che ci ha detto: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Sorge spontanea la domanda di chi non comprende il Signore, di chi si limita a pensare al ventre e non al cuore, di chi si ferma solo alla materialità e non pensa a saziare lo spirito: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Il pane fa sangue – diceva la nonna – così come la carne contiene quel nutrimento che ci fortifica. Ebbene, il cibo che il Signore ci dona nella Messa non serve di certo a saziare il nostro corpo, bensì la nostra esistenza; un’esistenza, la nostra come quella di tutti, che ha bisogno di essere nutrita dal Signore, perché lasciata sola a se stessa farebbe esperienza di deperimento non corporeo, ma spirituale. Basti guardare alle notizie che circolano nel mondo e nel nostro paese: siamo sicuri di non essere in questa fase di deterioramento? Nel mondo non c’è solo la fame che colpisce milioni e milioni di persone, ma c’è un impoverimento sostanziale che ha annichilito i cervelli delle persone, soprattutto quando la mente non va più a braccetto con la coscienza e la coscienza non è alimentata dalla Parola del Signore e dal suo pane di vita. Ecco risolta la domanda: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Senza Cristo la nostra vita si infiacchisce sempre più, senza Cristo il nostro spirito esala gli ultimi respiri, senza Cristo mente e cuore non vanno più d’accordo e la vita diventa un marciume che puzza più di una discarica a cielo aperto e infetta più del virus che stiamo, speriamo, superando. Chissà se riusciremo a sconfiggere anche il non senso che alberga tra noi, che circola nel mondo, che semina vittime fin dall'età adolescenziale. Se sulle nostre tavole non serviamo più il pane buono, ma ammuffito, come potremo pretendere di cibarci in modo sano e vedere crescere i nostri figli in modo virtuoso?

Se manca il pane sulle nostre tavole manca qualcosa; se nella nostra vita manca Cristo, pane vivo disceso dal cielo, manca tutto. Perché farci mancare quel tutto che all'apparenza sembra niente, un pezzettino di pane neanche lievitato, ma che agli occhi della fede è ciò che spalanca davanti a noi il senso vero della vita, ciò che dà compimento alle nostre decisioni, ciò che indirizza le nostre migliori scelte? A ragione Tommaso d’Aquino, grande santo devoto al Corpus Domini, ha scritto:

O Gesù ti adoro nell'ostia nascosto,
che, sotto queste specie, stai celato:
solo in Te il mio cuore si abbandona
perché contemplando Te, tutto è vano.

La vista, il tatto, il gusto non arriva a Te,
ma la tua parola resta salda in me:
credo a tutto ciò che il Figlio di Dio ha detto:
nulla è più vero della tua parola di verità.

E ancora il grande teologo e sacerdote, componendo i versi del grande inno Adoro te devote canta:

O pio pellicano Signore Gesù,
purifica me, peccatore, col tuo sangue,
che, con una sola goccia, può rendere salvo
tutto il mondo da ogni peccato.

Perché citare il pellicano? Che caratteristiche ha? Questo animale nutre i suoi piccoli del suo stesso sangue. Come non pensare a Cristo, che sulla croce ha versato per noi peccatori il suo sangue? Come non pensare ai tanti genitori che per amore dei propri figli danno loro la vita nelle cose piccole e grandi di ogni giorno? Che il Signore, nostro cibo e nostra bevanda, possa sostenere i genitori nell'educazione cristiana dei figli, dando loro ciò che conta nella vita, ossia il Signore stesso ed Egli possa ancora tornare a saziare la vita di ogni uomo, colmandola della sua grazia, saziando la fede a volte riarsa, a volte spossata, a volte vacillante, per tornare a far risplendere questo mondo che si sta risvegliando dal torpore pandemico e che ha bisogno di uomini e donne nuovi, che non dimenticano il sostegno di Dio nella prova e che non cedono alle insensatezze che circolano e contagiano e sono più letali di un maledetto virus.