XXII del tempo ordinario A

30 agosto 2020

Le parole di Geremia sono tremende:

Mi hai sedotto, Signore,

e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto violenza e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno;
ognuno si beffa di me.
Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
non parlerò più nel suo nome!».
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo. 

L’esperienza di Dio è così: lascia un segno profondo, indelebile. E proprio mentre si vorrebbe dimenticare Dio, il nostro cuore vuole sempre tornare a lui. Il profeta parla di violenza di Dio nella sua vita, un Dio che sembra aver abusato del suo cuore portandolo addirittura al ridicolo. Eppure l’uomo quando incontra Dio non può più stare lontano da lui. Lo sfogo del profeta è forte: si è sentito maltrattato da Dio che l’ha spinto ad essere beffeggiato dagli uomini. Questo avviene anche oggi, quando parliamo di Dio, quando lo testimoniamo nella nostra vita, nella nostra carne. Quante prese in giro verso quei cristiani, non bigotti, ma equilibrati; quante accuse verso l’insegnamento della Chiesa che indica attraverso la sua dottrina la via maestra tracciata dal Signore nel suo Vangelo; quanti oltraggi verso chi, senza fanatismo, vive con coerenza gli insegnamenti di Cristo e della Scrittura. Sono dunque quanto mai attuali le parole del profeta e quanto mai comprensibile è il suo lamento verso Dio che lo ha chiamato ad essere suo profeta in un popolo che amava Dio a parole, ma che lo disprezzava disprezzando i suoi profeti. È comprensibile anche il volersi allontanare da Dio da parte del profeta e questo lo capiamo bene quando crediamo che la vita cristiana sia tutta rose e fiori, ma nessuno mai ci ha garantito questo, anzi. Gesù ai suoi discepoli ha detto: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». Seguire Cristo, annunciare la Parola di Dio, oggi, nel nostro mondo è difficile e non possiamo né dobbiamo nasconderlo. Tuttavia Cristo è stato lapidario con Simon Pietro, quello stesso Pietro che pochi momenti prima, alla domanda: «Ma voi chi dite che io sia?», aveva risposto: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente; Pietro, infatti, sembra trovarsi davanti un altro Cristo, un Messia che sta annunciando loro la sua morte e nella sua morte la loro morte, se davvero erano disposti a seguirlo per sempre. E Pietro reagisce di fronte a questa doccia fredda: prese in disparte Gesù e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Un attimo prima Pietro si sente dire di aver parlato in nome di Dio, emettendo la sua professione di fede, mentre adesso si sente accusato di pensare secondo la mentalità degli uomini. Anche Paolo riprende queste parole di Cristo, quando scrive: “Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo”, ovvero non pensate secondo la mentalità degli uomini che va in tutt’altra direzione rispetto a quella di Dio. Oggi, poi, con i mezzi di comunicazione sociale all’avanguardia abbiamo la possibilità di avere ogni notizia sott’occhio e lo vediamo da noi stessi in che direzione va il mondo e riscopriamo quanto mai attuali le parole di Paolo “Non conformatevi alla mentalità di questo mondo”, parole che rimarcano quelle di Cristo: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». Più che perdere la vita, oggi abbiamo paura di perdere la faccia, di esporci troppo, di essere beffeggiati come il profeta. Appena vediamo che testimoniare il Vangelo in parole e opere comporta perdere qualcuno, facciamo un passo indietro e come Geremia ragioniamo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!». Ma il Signore, che ci lascia la libertà di seguirlo o di andarcene voltandogli le spalle, sa sempre infiammare il nostro cuore e come chi veramente si ama e difficilmente riesce a staccarsi dalla persona amata anche dopo l’ennesimo litigio, così sarà impossibile staccarsi dal Signore, tanto da sentire in sé quanto il profeta Geremia descrive dicendo: “Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente: mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre”.