XXIV del tempo ordinario A

13 settembre 2020

Questa storia di dover perdonare «fino a settanta volte sette», cioè sempre, la trovo impossibile. Sarà che non mi piace essere preso in giro e che a forza di perdonare perdo poi la pazienza. Sarà che perdonare sempre mi sa tanto di lassismo e quindi di dare la possibilità, a chi mi fa un torto, di continuare a farlo. Sì, la reputo impossibile. Poi, però, trovo nella Parola di Dio parole dure, che mi fanno riflettere e spero facciano riflettere tutti.

Rancore e ira sono cose orribili,
e il peccatore le porta dentro.

Effettivamente quando portiamo dentro rancore e ira non possiamo dire di stare bene solo perché abbiamo mille ragioni per provare questi orribili sentimenti. Sono essi che ci fanno star male più che le offese e i torti ricevuti. E allora vale la pena essere in collera o provare rancore?

Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,

il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.

Vendicarsi. Quante volte proviamo nel nostro cuore questo desiderio per farla pagare a chi ci ha fatto star male. In questa estate le cronache ci hanno parlato di violenze e vendette. Purtroppo non ce ne hanno parlato tutte allo stesso modo, alcune sono passate in sordina, forse perché, anche politicamente, non avevano lo stesso valore o perché la nostra disinformazione giornalistica è quanto mai schierata pur di aver un rilievo davanti al popolo e davanti ai governanti. Tuttavia abbiamo sentito come tra i giovanissimi si usi spesso la violenza e uno di questi casi ci dovrebbe toccare da vicino visto che i giornali riportavano “Giovane di Ponte Nossa arrestato per aver accoltellato un quattordicenne”. Adesso non mi soffermo sulle generalità delle persone, perché questo non è il momento di fare del giornalismo ma una seria riflessione: dove stiamo andando? Dove stiamo finendo? Parliamo di problemi irrisori nel nostro paese, nella nostra comunità, come la chiusura dell’oratorio per motivi legati alla pandemia e ci sfuggono che i veri problemi siano altri, come la violenza e la criminalità che si sta diffondendo tra i più giovani. Per quella non ho visto lamentele, non ho sentito sgomenti, non ho visto inorridire le persone. Forse che la violenza, la criminalità e la stupidità nei nostri ragazzi, anche quelli apparentemente più bravi, sia una cosa normale? Certo, fino a quando si insegnano atteggiamenti contrari al Vangelo, nei quali è meglio far valere la propria forza con la violenza anziché il perdono, o si tace la stupidità anziché sostenere la saggezza e l’intelligenza, non ci stupiremo più di quanto avviene o forse ci indigneremo solo per alcuni casi e non per altri alla stessa identica portata.

Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera

Ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera

verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia

per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
come può ottenere il perdono di Dio?
Chi espierà per i suoi peccati?

Per queste parole non servono commenti, serve solo leggerle e rileggerle: d’altronde, ce lo ha detto Gesù nel Vangelo con la parabola del servo malvagio, come possiamo esigere il perdono quando non sappiamo darlo? O come possiamo dire a Dio: «Padre, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» se ai nostri debitori facciamo pagare tutto e anche di più con le nostre vendette?

Ma ecco le parole più sferzanti:

Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte

e resta fedele ai comandamenti.
Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo

e dimentica gli errori altrui. 

Praticamente il Signore ci dice di pensare un po’ di più alla nostra vita e alla nostra morte, perché se pensassimo di più a quest’ultima, che può giungere da un momento all’altro – e la pandemia dovrebbe avercelo insegnato – staremmo ancora a guardare tutti i debiti che devono esserci saldati? Staremmo davvero a rimurginare le nostre vendette? Con un piede nella fossa, ci preoccuperemo di più delle nostre ire o del giudizio di Dio, sapendo che le nostre ire finiscono con noi, ma di Dio dovremo occuparcene in eterno?

Ma quello che più mi fa pensare è questo: come può Pietro avvicinarsi a Gesù e chiedergli: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Insomma, Pietro, Alessandro, uomo che tu sia: se ami davvero una persona, non hai bisogno di chiedere quante volte dovrai perdonarla, perché il Signore attraverso il tuo cuore, ti farà sentire che l’amore supera ogni cosa e sa perdonare molte, molte volte di più; certo: correggendo anche il fratello.