Epifania del Signore

6 gennaio 2021

 

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.  

La grazia di Dio non è qualcosa che si possa pesare, vendere a pezzi, acquistare in confezioni monouso o all’ingrosso. La grazia di Dio viene da Lui e non può che riempire la nostra vita: ecco perché l’evangelista Giovanni, nel suo Prologo, scrive che abbiamo ricevuto la pienezza della grazia. Siamo pieni, o almeno possiamo esserlo, della grazia di Dio e cosa facciamo? Rinunciamo?

I Magi che vanno al presepio portano in dono oro, mirra e incenso, doni preziosi che custodiscono gelosamente, perché nessuno li strappi dalle loro mani. Chissà che seguito, che carovana di uomini della sicurezza hanno appresso, che dispiegamento di cammelli li accompagnano: sembra di vedere gli agenti di polizia e le forze armate che nei giorni scorsi e in questi giorni scortano il vaccino anti-Covid. Un contingente di uomini e donne perché nessuno possa attentare a quello che, speriamo, possa essere una valida soluzione per questa terribile epidemia.

Quando abbiamo qualcosa di prezioso tra le mani lo teniamo stretto stretto e ci guardiamo intorno, perché nessuno possa assalirci e derubarci di ciò che custodiamo, fino a quando lo abbiamo portato a destinazione. Anche i Magi sapevano di avere dei tesori preziosi tra le mani e custodirli con la loro scorta era la cosa più ovvia da fare, affinché questi beni di inestimabile valore potessero giungere al Re dei re, del quale hanno visto sorgere la sua stella, segno ben augurale per la vita del mondo.

Anche noi vorremmo vedere la stella che porta lieti annunci, che ci dica che le tragedie che l’anno passato ci ha presentato non si ripeteranno più e che andiamo pian piano verso una soluzione certa.

C’è una cosa però che dobbiamo tener presente e della quale i Magi se ne sono accorti solo quando sono ritornati alle proprie case: ma andiamo con ordine.

Essi hanno visto la stella, se ne sono rallegrati e pieni di gioia l’hanno seguita fino ad arrivare a quella culla; tuttavia, prima di arrivare al Bambino Gesù, essi passarono dalla reggia di Erode, pensando fosse lì il nato Re, ma in quel momento la stella smise di splendere, segno che la strada intrapresa dai saggi era sbagliata: infatti Dio non lo si trova nelle ricchezze, nelle apparenze, nelle sontuosità; sono poi tornati sui loro passi e con i doni tra le mani hanno ritrovato quella gioia quando hanno compreso che la strada era un’altra, perché non portava ad un re terreno, ma divino. A Lui si sono presentati con l’oro, segno della regalità di Cristo, con la mirra, segno dell’umanità di Cristo votata alla morte, con l’incenso, segno della divinità di Cristo che vince la morte con la Risurrezione; a lui hanno donato i loro tesori aprendo quei preziosi scrigni. Che sorpresa! Che stupore!

La cosa ancor più sorprendente è questa: sono forse tornati a mani vuote? No. Pensavano di essere loro a donare i tesori d’Oriente e invece si sono trovati ad essere riempiti di un dono ben più prezioso che è la grazia di Dio, quella grazia che, insieme ai pastori, li ha resi i primi messaggeri e testimoni delle grazie di Dio nel Bambino di Betlemme.

Anche noi, con le nostre anfore colme della nostra vita, delle nostre relazioni personali, affettive e familiari possiamo presentarci al Signore; offriamogli la nostra esistenza, le nostre beghe e le nostre rappacificazioni, i momenti gioiosi e quelli più sofferti, le discussioni per i figli che crescono e le ansie perché crescano bene, la pesantezza di sentire i genitori dirci sempre cosa dobbiamo fare e la bellezza di essere corretti quando sbagliamo e sostenuti quando regaliamo soddisfazioni. Offriamo al Signore la nostra vocazione matrimoniale e familiare come il tesoro più prezioso che abbiamo: nostra moglie o nostro marito, i nostri figli e figlie, ragazzi, adolescenti e giovani, i nostri papà e le nostre mamme, i nostri nonni e tutte quelle persone che, anche se non fan parte dei nostri legami di sangue, sono parte integrante della nostra vita e ci accorgeremo, con grande stupore, che sarà proprio il Signore a manifestare la sua gloria e la sua Grazia, sarà Lui a riempire di Grazia le anfore che gli abbiamo presentato, perché tutto ciò che gli offriamo, in realtà, è lui a donarlo a noi con l’aggiunta della sua presenza, preziosa più di oro, incenso e mirra. Lasciamoci colmare in abbondanza della Grazia di Dio.

E allora, o uomo:

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.

L’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.

Proclamiamo, annunciamo, testimoniamo, la gloria di Dio che ci ha colmati della sua Grazia e ci accorgeremo che la nostra famiglia, pur fragile come un’anfora e scricchiolante come una tenda, è il tesoro più prezioso che abbiamo e che niente e nessuno potrà rapirci di mano, perché è lì che si manifesta la gloria di Dio, come nella tenda di Mosè, perché è lì che l’amore del Signore è la più grande Epifania della sua presenza di Grazia in noi.