Venerdì Santo

Passione e Morte del Signore

2 aprile 2021

 

Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse:  «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.

Gesù ha sete. A Lui, che la sera prima ci ha donato il vino dell’amore, viene dato vino andato a male, divenuto aceto; Lui, che nell’Eucaristia si fa bevanda che disseta il nostro desiderio di Dio, ha sete della nostra fede, come avvenne quel giorno, a Sicar, presso il pozzo di Giacobbe, con quella donna Samaritana desiderosa di dissetarsi dell’amore vero.

Gesù ha sete di questa umanità che non sa più amare, ha sete di noi, desidera il nostro cuore, mentre il suo cuore viene trafitto e dal quale sgorga la fonte della vita eterna. Infatti, venuti da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua, simbolo dei Sacramenti della Chiesa: l’acqua è segno del Battesimo e il Sangue dell’Eucaristia. A questo pozzo inesauribile di amore noi siamo stati condotti e abbiamo condotto figli e nipoti, perché immersi nell’acqua tutti fossimo partecipi del dono di Grazia che è l’essere figli di Dio mediante il Battesimo e all’Eucaristia noi ci accostiamo e chiediamo che i nostri figli possano accostarsi per ricevere in dono Cristo stesso.

Che meraviglioso scambio!

Il Figlio di Dio dona tutto se stesso a noi, perché noi diventiamo figli di Dio e ci nutriamo di Lui che si dona totalmente a noi, senza risparmiare la sua vita, anzi, aprendo il suo cuore per riversare su noi, peccatori ingrati, la sua passione dalla quale trarre vita eterna.

A Lui viene dato aceto, a noi il vino della sua passione!

A Lui, che del Padre è il Figlio prediletto, dalla morte viene sottratto al Padre per rendere noi figli di Dio.

Che meraviglioso scambio!

Lui, il figlio di Maria, dona a noi, nel discepolo amato, sua madre e noi prendiamo il suo posto tra le braccia purissime di quella donna.

Quella Madre, che a Cana aveva detto ai servi di fare ciò che il Figlio avrebbe detto loro e per il quale non era ancora giunta la sua ora, si trova i servi diventare suoi figli, abbeverati di quel vino nuovo che è il sangue del Figlio la cui ora è giunta, quella della sua glorificazione.

Che meraviglioso scambio!

Il Padre, la Madre, il Figlio.

In questa passione, in quest’ora, tutto acquista un nuovo senso, un nuovo volto.

Come non pensare ai padri e alle madri, ai figli e alle figlie di oggi? Come non guardare alla passione di molti genitori per i figli e a quei figli che faticano a vedere nei genitori il dolore di Dio e di Maria vedendoseli strappati al loro legame dalla morte che regna nel mondo a causa di sbandamenti o di falsi miraggi? Come non vedere nell’affetto di Dio Padre che, per il costato aperto del Figlio, ci accoglie come suoi figli e nelle braccia tenere di Maria ci pone al sicuro? Come non vedere l’amore di molti genitori che con fatica e gioia educano i propri figli alla fede e ad un’umanità ricolma di scelte buone, giuste e sante? In questi padri vediamo il volto del Padre e in queste madri il volto di Maria nostra madre, così come nei figli vediamo il volto del discepolo amato dal Figlio di Dio che ci dona come padre suo Padre e come madre la sua Madre. Come non essere grati di fronte a questo scambio? Come essere indifferenti di fronte a Cristo che ha sete della nostra fede? Come dare aceto a Colui che ci ha dato il vino della sua passione per darci la prova di cosa significhi morire a se stessi per amare intensamente nostro marito, nostra moglie, i nostri figli?

Siano piene le nostre anfore dell’amore che dal costato di Cristo si è riversato su di noi, perché  nell’amarci a vicenda, facciamo in modo che le nostre famiglie siano inondate del vino della passione e in ogni casa si spanda il fragrante profumo dell’amore che unisce e non la puzza d’aceto che divide.