Domenica di Pasqua

4 aprile 2021

 

Genitori e figli, figli e genitori. Quante volte il centro dell’attenzione cade su questa relazione familiare. Spostiamo oggi la nostra riflessione sui fratelli.

Pietro e Giovanni. Non erano fratelli di sangue, ma da quando il Signore li ha chiamati a seguirli lo sono diventati tutti quanti: la famiglia degli apostoli, la prima Chiesa che da domestica è diventata universale dopo la risurrezione del Signore.

Pietro e Giovanni, il più anziano e il più giovane: corrono entrambi dopo aver ricevuto dalle donne l’annuncio inaspettato che la tomba era vuota; corrono al sepolcro, forse per accertarsi che fosse vera la notizia o forse per cercare il cadavere del Maestro, visto che sembrava essere stato trafugato il suo corpo. Qualsiasi fosse la motivazione che li spingeva in quel luogo apparentemente di morte, ciò che conta è che entrambi, insieme, corressero al sepolcro. Tuttavia, per l’età, la corporatura, il passo svelto o debole, il più giovane, il discepolo amato, corre più velocemente di Pietro e arriva per primo al sepolcro. No, non è una gara la loro, è il desiderio di risolvere questo enigma e l’amore per il Signore che li spinge a cercarlo e quindi a correre; solo che la vita ha i suoi tempi. Non sono in gara i due e questo lo dimostra il più giovane, Giovanni, il quale, prima di entrare nel sepolcro, aspetta il più anziano, Pietro.

Aspetta e rispetta, perché la fede non è una gara a chi ne ha di più, a chi l’ha più salda, a chi la dimostra più viva. No. La fede è una corsa insieme e quando uno corre avanti sa di aspettare l’altro, ma sempre insieme. Così devono essere i fratelli, nella loro famiglia: il maggiore deve farsi carico del minore, insegnandogli cose buone, belle, aiutandolo nella crescita ed essendo un modello; il minore non deve sentirsi inferiore, perché tutti i figli sono avvolti dallo stesso amore dei genitori, come quello di Cristo per i suoi discepoli: il minore deve però vedere nel fratello maggiore un punto di riferimento, imparando a stargli dietro quando riesce e ad aspettarlo quando ritarda, spronarlo nella corsa della fede se la propria è più veloce e imitarlo nelle scelte giuste della vita.

Che grande cosa questa fraternità: è la stessa che viviamo come figli di Dio, nella famiglia di Dio che è la Chiesa. Nessuno è perfetto, nessuno è più capace, nessuno è più in gamba nella corsa della fede: tutti siamo in cammino non verso un sepolcro, ma verso il luogo della risurrezione, per incontrare il Risorto e lasciare che sia lui a dettare il nostro passo, a dirci che strada prendere, ad accrescere la nostra fede, perché tutti possiamo essere gli uni per gli altri come Pietro e Giovanni, capaci, sì, di correre, ma ciascuno con le proprie forze e con i propri tempi, aspettandoci e rispettandoci a vicenda.

È così anche quando ci sediamo a tavola, nelle nostre case: il più anziano viene servito prima dai genitori, mentre il minore deve attendere; ma può essere anche il contrario, perché il minore ha bisogno di più attenzioni e il maggiore non si tira indietro nell’unirsi all’opera educativa dei genitori: sta di fatto che, ciò che conta, è che tutti insieme siano seduti alla stessa tavola e ciascuno, con i propri tempi, possa nutrirsi dello stesso cibo, dialogare fraternamente, discutere e riconciliarsi: questa è la tavola alla quale sedersi in ogni casa, là dove regna tra fratelli l’unità e la pace, l’amore e il rispetto reciproco, ma è anche la tavola alla quale ci sediamo in ogni Eucaristia, alla quale il Signore Risorto ci raduna per nutrirci, dissetarci e donarci lo Spirito per essere la famiglia dei credenti che vivono da fratelli. E come in ogni casa un fratello apparecchia, l’altro sparecchia, uno pulisce e l’altro collabora con i genitori, così nella famiglia di Dio, la Chiesa, ognuno non si tira indietro nei diversi compiti, nelle diverse mansioni, ma ciascuno, nel suo piccolo e con umiltà, dona il suo apporto perché in questa Famiglia, la Chiesa, si viva da fratelli che si aspettano e si rispettano, che corrono insieme senza alcuna competizione, ma solo con il desiderio di incontrare sempre il Risorto che rinvigorisce la nostra fede, aumenta il nostro amore fraterno e ci dona un sorso di vino nuovo, il suo Spirito divino, perché tornati nelle nostre case, rendiamo le nostre famiglie piccole Chiese domestiche nelle quali abita Cristo, il Risorto.

Prosit!