VI di Pasqua B

9 maggio 2021

Domenica del Matrimonio

 

Rimanete nel mio amore, dice il Signore.

Rimanere: tra i sinonimi che troviamo, proviamo ad analizzarne alcuni.

Trattenersi: letteralmente tra-tenersi. In questo trattenersi vediamo il legame che porta due giovani in cammino verso il matrimonio o due sposi a tenersi stretti dall’amore che il Signore infonde nei loro cuori e li porta ad essere legati dal vincolo che è un dono di Dio per tutta la vita.

Fermarsi: non significa solo non essere in movimento, ma rendere ferma, cioè solida e stabile una determinata realtà: l’amore tra l’uomo e la donna, che sfocia nel matrimonio, non può che essere una realtà stabile, ferma, solida e su questa solidità poter costruire la propria casa, la vita di coppia e quella familiare, fondata sull’amore che il Signore ci dona e manifesta attraverso il Sacramento nuziale.

Sostare: sa molto di precario, di provvisorio. Vogliamo pensare invece al rimanere nell’amore del Signore per vivere pienamente il matrimonio come una sosta che permette alla nostra vita di staccare dalle frenesie del quotidiano, perché il marito e la moglie trovino tempo l’uno per l’altro; diversamente se tutta la vita del coniuge viene assorbita dal lavoro, dalle faccende domestiche, dalle frenesie di ogni giorno, come vivere questo amore, come dichiararlo, come sentirlo vibrare nella vita di coppia?

Trovarsi: ci si può trovare in un luogo, ma ci si può ritrovare come persone. Diventa importante al termine di ogni giornata che gli sposi si ritrovino, si raccontino, parlino della loro vita, di quella dei figli, dei nipoti, se già nonni; per rimanere nell’amore del Signore occorre trovarsi e ritrovarsi ogni giorno e ogni giorno trovare e ritrovare il motivo per vivere insieme e questo motivo è l’amore che Dio ha seminato nei cuori.

Ubicarsi: potremmo tradurre con “metter su casa”. Si sente come sia frequente la scelta nei giovani di metter su casa e convivere, che poi – dicono – non sia differente dallo sposarsi. Questo è il problema: confondere la convivenza col matrimonio. Il matrimonio non è un semplice mettere su casa e vivere insieme. Con-vivere significa “vivere-con”, vivere insieme, ma anche gli studenti universitari che devono fermarsi nelle grandi città per essere più vicino al luogo di studio vivono insieme e vivono insieme persone che non hanno nulla a che fare tra loro se non per motivi di lavoro, facendo di necessità virtù. Rimanere non vuole dire convivere, ma unirsi nel vincolo matrimoniale non per necessità, ma per amore, non perché si sta sotto lo stesso tetto, ma perché ci si ama di quell’amore con cui Dio ha dato tutto se stesso per noi e di questo amore gli sposi ne sono l’immagine.

Stare: stiamo insieme, si dice, quando si perde la testa per una ragazzo o un ragazza. Ma l’amore è un’altra cosa. Amare significa saper donare la vita al posto della persona che ami, come ha fatto il Signore, che per l’umanità ha pagato lui stesso con la vita. L’amore non è un sentimento blando, una sbandata, un’enfatizzazione che sa di temporale che fa tanto rumore ma poi passa presto, o come un fuoco di paglia, che emette molto calore, ma subito si spegne. L’amore è uno stare, un rimanere per sempre legati, non perché rapiti dalle infatuazioni, ma perché uniti dallo stesso amore di Dio.

Durare: restare nel tempo. L’amore sa andare oltre il tempo, perché l’amore che trova il suo apice nell’unione matrimoniale vince il tempo, le intemperie, le fatiche, le sofferenze, i problemi, e quanti celebrano un giubileo particolare o molti anni di matrimonio ce lo dimostrano: il matrimonio non è un mettersi alla prova, non è un tentare se va bene o no; è mettersi, cioè rimanere nelle mani di Dio, perché con la forza che viene dal Sacramento, ovvero dalla presenza viva del Risorto nella vita di coppia, ogni momento lieto la rafforzi e ogni momento di difficoltà sia superato insieme e non da soli o con l’aiuto di chi esternamente diventa poi parte integrante della propria vita sfasciando quella casa, quella famiglia che Dio aveva costruito e che desiderava consolidare.

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi – dice il Signore – e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Auguri, cari sposi. Per voi stappiamo una bottiglia di vino buono, come avvenne a Cana di Galilea, perché il vostro amore sia pieno di gioia, di forza, di ogni bene che Dio vi ha donato e che voi ci mostrate.