XIII del tempo ordinario B

27 giugno 2021

 

Alzati!

È lo stesso imperativo che Cristo rivolge a noi, spesso affaticati e stanchi nel corpo e nello spirito. Siamo stanchi di una situazione epidemica che da oltre un anno ci tormenta dopo essersi improvvisamente riversata su di noi e per la quale sembra non vedersi la fine. Siamo stanchi di distanziamenti e di aver paura degli altri, siamo stanchi di doverci guardare attorno come fossimo in guerra per il terrore che questo nemico invisibile ci attacchi attraverso le persone che ci circondano. Siamo stanchi e non ne possiamo più, ma il Signore, come sulla barca in mezzo alla tempesta, si fa vicino a noi, ci tende la sua mano e ci dice: «Alzati».

Siamo avviliti perché il mondo non è cambiato. Pensavamo di trovare nella comune sventura un senso di solidarietà e di capacità di aiuto reciproco e invece siamo ancora tutti contro tutti, ciascuno con le proprie frustrazioni, con le proprie invidie e gelosie, ciascuno ancora con la smania di potere e di voler sempre prevalere. Siamo sfiniti per l’odio che circola ancora nei nostri paesi e sulle nostre piazze, perché c’è sempre chi spia l’altro per parlargli alle spalle e chi si sente attaccato anche per quello che non ha detto o fatto; siamo sfiniti per la cattiveria che vaga ancora per le nostre strade, tra parenti o vicini di casa, perché sempre pronti a farci le pulci o le scarpe, ma mai capaci di venirci incontro e tenderci la mano. Le parole dell’apostolo Paolo sono quanto mai eloquenti, ma ancora troppo lontane dal nostro modo di vivere: “Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno”. Non si tratta solo di tendere la mano a livello economico, ma prima ancora in modo fraterno: siamo infatti abili nell’essere generosi verso i più poveri e nessuno può negarcelo, ma siamo un po’ avari nel tenderci la mano per sostenerci a vicenda soprattutto nei momenti di difficoltà, di crisi, di sofferenza; sembra che la nostra generosità economica venga a supplire le mancanze o le carenze della solidarietà affettiva e sociale che fatichiamo a dimostrare, tanto da essere capaci di donazioni, ma un po’ meno di condivisione del tempo, di una parola di sostegno, di un conforto e di tutte quelle forme di amore fraterno che caratterizzano il cristiano. Siamo sfiniti per tutto questo odio e per questo sospetto che nutriamo gli uni per gli altri, ma il Signore, come alla fanciulla, si fa vicino a noi, ci tende la sua mano e ci dice: «Alzati».

Siamo esausti nel vedere in questo mondo la sofferenza causata da quei mali che non danno scampo, nel vedere bambini e ragazzi che già in tenera età devono fare i conti con medici e letti di ospedale, nel sentire parenti e amici colpiti dalla malattia e votati purtroppo alla morte, senza rimedio. Vorremmo invocare il Dio della vita, ma ci viene più facile imprecare. Vorremmo sentire parole sapienti come:

Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose

perché esistano;
le creature del mondo

sono portatrici di salvezza,
in esse non c’è veleno di morte,
né il regno dei morti è sulla terra.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura
;

e poi ci viene detto che

per l’invidia del diavolo

la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza

coloro che le appartengono.

Vorremmo essere come quella donna del Vangelo, che facendosi largo tra le sofferenze di questo mondo si avvicina a Gesù, gli tocca il lembo del mantello con il braccio della preghiera e della supplica per potergli dire tutto il dolore dell’umanità, nella speranza di sentirci rispondere, anche noi come lei: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Ma la nostra fede non è certo a nostro vantaggio, perché forse potrebbe essere più salda, ma non servirebbe certamente a sconfiggere il male presente in tanti corpi straziati. Siamo certi, però, che un solo granello di fede, come quello di senape, se non ci permetterà di vincere tumori e mali incurabili ci permetterà di superare ogni prova e ogni tempesta, ben sapendo che il Signore si fa vicino alla nostra umanità e, mentre tende la sua mano come a quella fanciulla, ci dice ancora: «Alzati».