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XIX del tempo ordinario B

8 agosto 2021

 

Il grido di Elia è forte: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Desidera morire, lasciare questa terra, stanco di non essere ascoltato, di essere disprezzato, di essere tormentato. È il grido di molta gente che, stanca e oppressa dai mali della vita, abbattuta dalle sciagure, sfinita dal dolore per la perdita (non solo fisica) di un figlio o di una persona cara, urla dal profondo del cuore: «Ora basta!». È un grido straziante che si ode solo dentro, che non fa rumore ma consuma giorno dopo giorno, che non può essere associato agli schiamazzi dei maleducati e degli ubriaconi ma che tormenta più di una sirena della quale non interrompe il suono.

«Signore, ora basta!». Al grido disperato del profeta sembra contrapporsi il canto gioioso del salmista, che con grande esultanza intona:

Benedirò il Signore in ogni tempo,

sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore:

esaltiamo insieme il suo nome.

Come è possibile, nella vita, passare dal grido disperato a dire:

Magnificate con me il Signore,

esaltiamo insieme il suo nome.

Forse è nella stessa forza del salmista che troviamo la risposta:

Ho cercato il Signore: mi ha risposto

e da ogni mia paura mi ha liberato.

Ecco, basterà invocare il Signore per essere liberati dai tormenti che abbiamo dentro? Basterà invocare il Signore quando l’angoscia attanaglia il cuore a motivo della perdita (non solo fisica) della persona più cara? Basterà invocare il Signore per vincere il dolore e la sofferenza?

Forse che il profeta non aveva mai invocato il Signore per essere liberato dagli strazi che l’hanno portato a gridare: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita»? Al profeta fa eco la parola dell’angelo, il messaggero di Dio, che lo toccò e gli disse: «Alzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve. E io? Io che cosa devo mangiare? Le forze mi abbandonano e il peso mi opprime: che cosa devo mangiare? Ma anche io, col salmista, so di poter dire:

Questo povero grida e il Signore lo ascolta,

lo salva da tutte le sue angosce,

perché – dice il Signore – «Io Sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

E allora, Signore, anche noi, come già aveva fatto la folla, ti chiediamo: «Dacci sempre questo pane, anzi, dacci oggi e sempre il pane quotidiano, quando la vita è una gioia e quando è una tristezza, quando siamo felici e quando siamo nella sofferenza, quando viviamo stagioni liete e quando siamo nell’angoscia. Dacci oggi e sempre il pane quotidiano, perché scompaiano da noi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità, per essere – come ci ha detto l’Apostolo – benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandoci a vicenda come Dio ha perdonato a noi in Cristo. Dacci, Signore il pane quotidiano perché, nutrendoci di te, pane vivo e vero, riprendiamo le forze per continuare il cammino della vita da te sorretti, da te incoraggiati, da te guidati nei sentieri giusti dell’esistenza, per non smarrirci, per non abbatterci, per non cadere e non cedere.

Maria, donna forte, che guida il cammino dei suoi figli, doni a tutti noi di sentire il desiderio di nutrirci non di focacce azzime, come il profeta Elia, ma di sfamarci del figlio suo Gesù Cristo, pane vivo e vero, donato a noi nel sacramento dell’Eucaristia, sicuri che, sfamandoci di Cristo, anche dopo aver gridato: «Ora basta!», potremo di nuovo cantare:

Gustate e vedete com'è buono il Signore;

beato l'uomo che in lui si rifugia.