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XXV del tempo ordinario B

19 settembre 2021

 

Siamo al paradosso: Gesù annuncia la sua morte e la sua risurrezione e i suoi discepoli si mettono a discutere su chi sarà il più grande, il più importante, il più bravo. Mentre Gesù pone davanti a loro il suo più totale abbassamento per salvare il mondo attraverso la sua redenzione, questi poveracci parlano della loro esaltazione, o quanto meno di chi fosse il prescelto tra tutti.

Quanto è difficile vivere la vita di discepoli e quanto è impegnativo seguire le orme del Maestro. Non a caso Gesù disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Se vogliamo entrare nella logica di Dio non possiamo far altro che metterci alla sequela di Cristo che umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2).

Se ci sottraiamo a questa logica divina prenderà il sopravvento quella umana, la logica del potere, delle manie di protagonismo, dell’apparire perfetti e del credersi il centro del mondo. A questa logica subentra poi quella descritta dall’apostolo Giacomo, che mi piace definire l’apostolo della concretezza, poiché le sue parole sono molto pratiche. Egli scrive: Fratelli miei, dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. È vero: quando c’è gelosia e contesa c’è rivalità, c’è cattiveria, c’è rabbia. Come siamo poveri! Anziché vivere la bellezza dell’esistenza, stiamo a farci la guerra per avere il primo posto, per essere dichiarati i più bravi, per far apparire che siamo i migliori, per avere un posto di rilievo nella società. Siamo messi male, perché viviamo male e stiamo male. E continua l’apostolo: Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

Se chiediamo e non otteniamo perché chiediamo male, che cosa dobbiamo chiedere allora? Che siano vinte quelle passioni o quelle manie di protagonismo che ci portano a metterci gli uni contro gli altri per gelosia e spirito di contesa? Sì, chiediamo che siano vinte quelle a favore di una vita fraterna più umile, semplice, senza troppi gareggiamenti, perché è lo spirito della competizione che nella vita, e non solo nelle discipline sportive, ci porta a desiderare il primo posto in tutto. Vinciamo questa logica e vinciamola chiedendo il dono della Sapienza che viene dall'alto, che anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.

È la Sapienza che ci dona il sapore delle cose belle che Dio ci riserva nella vita dando il giusto valore alle cose, alle relazioni, alle scelte che compiamo; è la Sapienza che viene da Dio ad indicarci lo stile semplice e fraterno per dare il giusto peso a quanto viviamo; è la Sapienza che Dio infonde nel nostro cuore a non portarci ad essere i più grandi, i più importanti, i più seguiti: la vita non è fatta di virtuale, ma di virtù, non brama l’apparenza, ma porta ad essere se stessi, non cerca consensi, ma acconsente ad essere il più bel dono fattoci da Dio per essere al meglio vissuta. E a proposito di linguaggio virtuale: non viviamo per ricevere più “mi piace” o like possibili, per sentirci gratificati, ma rendiamo grazie a Dio per quanto ci ha donato nella vita e per chi ha messo sulla nostra strada, anche se ogni tanto è un sassolino pungente nella scarpa.

Non cerchiamo, come quegli sbandati apostoli, di essere i più venerati, perché non sono gli ammiratori o le ammiratrici a definire bella e appagata la nostra esistenza; solo chi sa essere se stesso, per come Dio lo ha creato e senza cercare la propria gloria, potrà essere davvero felice, perché con umiltà si metterà nelle mani di Dio e Dio sarà il suo vero vanto, la sua vera realizzazione, lasciando a Dio la possibilità di disegnare la propria vita. E dove Dio agisce, non c’è delusione.