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III di Avvento C

12 dicembre 2021

 

Che bei momenti quelli passati sul divano, davanti al camino, mentre fuori nevica. Che belli sono quei momenti che si passano in casa, con le persone più care, parlando del più e del meno, mentre il camino arde, fuori fa freddo e le serate van via così, in un clima di distensione e di pace. Che belli sono quei momenti quando si è in casa con i propri familiari e si odora ancora il profumo delle cose semplici, come l’arrivo di Santa Lucia nel bel mezzo di una notte gelida. E sopra la testa un tetto a custodire questo calore domestico che si respira, calore che avvolge e custodisce. Non so se sono rimasti solo ricordi o  desideri profondi, ma un tetto che ci custodisce e crea quell’armonia di pace nelle nostre case è una possibilità che abbiamo e che speriamo non sia solo un sogno o un vago desiderio.

È così anche per la chiesa: ha un tetto ben solido che ripara e custodisce quanti entrano, si siedono e pregano. Pregano perché i desideri di bene possano avverarsi, pregano perché gli ammalati guariscano, pregano perché le ferite del cuore possano rimarginarsi presto, pregano perché la preghiera fa sentire gli uomini anche del nostro tempo abbracciati da un calore e da una pace che si percepiscono quando a custodirci è Dio stesso.

Quante volte veniamo in chiesa: spesso abbiamo delle gioie da portare, momenti di serenità per i quali ringraziare, attimi belli da custodire nel cuore e mettere nelle mani del Signore; oppure portiamo i nostri tormenti, i nostri lamenti, le nostre suppliche. E Dio è qui e ci attende per metterci sotto la sua protezione come lo siamo sotto questo tetto. Potrebbe impedirci di guardare il cielo, questo tetto, ma in realtà ci obbliga a trovare sguardi sulla terra da incrociare, come avviene in casa, e molti dei quali sono un’occasione per riportare nella Chiesa quella pace che siamo chiamati a custodire e a vivere. È ancora una volta san Paolo a raccomandarcelo: la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. Sì, mentre pensiamo di essere noi a dover custodire il dono della pace – non quella relegata a bandiere sbiadite o a striscioni fini a se stessi, ma a quella del cuore – ci accorgiamo che è il Signore Dio a custodire in noi il dono della pace, per fare della sua Chiesa un luogo di pace, dove si possono avere diversi punti di vista, divergenze in atto, pensieri contrastanti, ma dove sopra tutte queste nostre intelligenze – per usare le parole di Paolo – regna la pace che tutti ci accomuna come fratelli. Perché i fratelli litigano, si scontrano, si pizzicano, ma soprattutto si amano, si perdonano e si parlano con il cuore in pace.

Prendiamo il tetto della chiesa: fuori è formato da tantissime tegole, migliaia e migliaia di coppi tutti diversi gli uni dagli altri; alziamo lo sguardo al soffitto: una meraviglia di cassettoni dipinti a mano che all’apparenza sono uno uguale all’altro nella forma e nel colore, ma che in realtà hanno la loro originalità proprio nell’essere diversi. Anche il tetto della nostra splendida chiesa ha dunque qualcosa da dirci: non solo ci custodisce dalle intemperie e ci regala magnifiche visioni, ma ci insegna che, pur nella diversità dei suoi elementi, dei suoi colori, delle sue tegole, tutto contribuisce a formare un unico e solo tetto.

Abitare sotto lo stesso tetto è un’espressione comune riferita a persone che abitano lo stesso edificio, eppure dice anche la fatica di andare d’accordo, ma soprattutto la bellezza di essere nella pace che ogni piccola chiesa domestica è chiamata a vivere e a maggior ragione lo è la Chiesa, l’assemblea che celebra il Signore, che attende anche in questo Natale come principe della pace. La gioia che caratterizza chi è nella pace è opposta al volto triste di chi non la trova né per sé né con gli altri; noi invece vogliamo lasciarci custodire dal Signore nella pace e custodire questo dono all’interno della nostra comunità, benché non sia facile. Preghiamo il Signore perché custodisca tutti nella sua pace, come tutti sotto uno stesso tetto e con il salmista, ricolmi della gioia di chi è in pace, cantiamo:

Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.

Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.

(salmo 120)

E se anche a noi verrà da chiedere: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?», come hanno fatto i pubblicani e alcuni soldati andati a farsi battezzare da Giovanni Battista, stiamo certi che il precursore potrebbe indicarci la via di un’ulteriore conversione dicendoci semplicemente di compiere un gesto di pace concreto che passi attraverso il saluto vicendevole verso chiunque incontriamo, specialmente verso coloro con cui fatichiamo ad andare d’accordo.