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Sacro Cuore C

24 giugno 2022

 

«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?». Io no o almeno non è nella mia logica lasciare novantanove pecore disperse nel deserto per andare in cerca di quella che si è smarrita o ha voluto smarrirsi. Penso che non sia la logica di nessuno, se non quella di Dio. Potrebbe sembrare una pazzia correre il rischio di perderle tutte per cercarne una sola. Ma la logica di Dio non è questa, è il coraggio di andare a cercarne anche una sola, il desiderio che nessuno si perda, è il cuore grande del Signore che pur di avere tutti con sé non demorde e si mette a cercare e fa di tutto per portare anche solo una pecorella con il gregge.

È tanto incomprensibile questo pensiero quanto difficile da attuare. Eppure tutti, in particolare noi sacerdoti, io per primo, abbiamo bisogno di riscoprire ogni giorno questo desiderio, non per attirare qualcuno a noi, ma per riportare nel gregge di Dio, che è la nostra Chiesa, ogni sua pecorella.

Guardare al Cuore di Cristo significa rinnovare oggi il desiderio di essere come Lui, di essere plasmati a sua immagine e somiglianza; significa desiderare ciò che Lui desidera per riportare tutti a Dio, nell’unico ovile, sotto la guida dell’unico e grande Pastore.

Ma cos’è che spinge una povera pecorella a voler stare lontana dal gregge? La sua caparbietà, la sua ostinazione, il suo voler andare per la propria strada? Forse pensa di fare di più e di meglio che non stare con le altre? Forse non sopporta il pastore? Forse vuole essere la pecora nera del gregge e si dimostra incapace di stare insieme alle altre? O più semplicemente le vicende della vita l’hanno allontanata dal gregge, perché chiusa nei propri dolori, nelle proprie sofferenze, nelle proprie paure?

Chi separerà dall’amore di Cristo? Chi ci allontanerà dal suo amore? – si chiede l’apostolo Paolo – Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione allora sentiamoci amati profondamente da Dio il quale, per mezzo del profeta, ci ha detto: «Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte». Per tutti Egli ha un’attenzione particolare, perché nessuno vada per la propria strada smarrendosi, nessuno si stacchi dal gregge, nessuno pensi di essere migliore, nessuno si senta peggiore; per tutti Egli ha un’attenzione particolare: per i forti e i deboli, per chi è sofferente e per chi è nella gioia, per chi sta vivendo momenti di passione e ha bisogno di vicinanza e per chi sta vivendo momenti di serenità, perché si faccia accanto a chi patisce. Egli, nel gregge della Chiesa, ci aiuta a stare uniti, insieme, perché le gioie di alcuni consolino i dolori degli altri e le sofferenze di qualcuno possano diventare motivo di carità per chi sta bene, oltre che una scuola preziosa di vita.

Guardiamo al Cuore di Cristo per imparare a guardare i fratelli con la stessa compassione e con lo stesso amore, quello stesso amore che ha portato Paolo a scrivere: Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. 

Guardiamo al Cuore di Cristo e se la logica di Dio è difficile da mettere in pratica, lasciamoci almeno cercare da Lui qualora ci fossimo smarriti o capiterà di smarrirci, perché la nostra vita sia al sicuro nel recinto della Chiesa, sia protetta e custodita dal grande pastore. Egli non ci chiede di essere tutti uguali, come quando ci definiamo caproni che fanno tutti la stessa cosa, ma ci chiede che con le nostre differenze e capacità di poter essere quelle pecorelle che danno alla sua Chiesa il buon latte per abbeverare i piccoli e la lana per scaldare i deboli e i cuori più freddi; gli uni insieme agli altri, nell’amore del cuore di Cristo, nell’unico ovile, la sua e nostra Chiesa.