III del tempo ordinario A

22 gennaio 2017

Gesù continua a manifestarsi. Dopo che si manifestò al popolo penitente che andava dal Battista a ricevere il battesimo, Gesù percorre il territorio della Galilea. Giovanni fu arrestato e quindi messo a tacere, lasciando così spazio al Figlio di Dio che egli aveva annunciato essere presente nel mondo. La Voce, lascia il posto alla Parola, la fiammella cede il posto alla luce, come disse il profeta Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre, vide una grande luce”. È la luce di Cristo che risplende nella notte del mondo. È la Parola fatta carne nel Figlio di Dio a rischiarare le tenebre e a guidare il popolo errante nel peccato. È lui la nostra luce che Giovanni aveva preannunciato. È Cristo che attraverso la sua parola guida ogni uomo a Dio perché la vita sia meno vagabonda, meno disgregata, meno errante. Egli ci attira a sé, come ha fatto con i suoi primi discepoli che, abbandonato tutto, lo seguirono. Quanto è strana questa cosa e quanto ci sorprende! Chi di noi sarebbe disposto ad abbandonare le proprie certezze, il proprio lavoro, le proprie idee per seguire Cristo e quindi il vangelo? Chi di noi sarebbe disposto ad abbandonare i propri familiari, i propri progetti per un futuro che non conosce? Non lo so se sia andata proprio così la cosa, se quel “subito lasciarono la barca e il loro padre”, di cui ci parla il Vangelo, sia avvenuto nell’arco di pochi secondi. Sta di fatto che l’episodio della chiamata dei primi apostoli ci interpella e ci porta a chiederci se davvero noi siamo disposti a lasciare qualcosa per seguire Cristo. Ma soprattutto: Cristo cosa ci chiede di lasciare? Sicuramente non le nostre famiglie, non le nostre amicizie, non il nostro lavoro. Forse davvero ci chiede di lasciare quelle convinzioni che spesso ci impediscono di mettere in pratica il vangelo, come ci suggerisce l’apostolo Paolo: “Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire”. Non ci sta chiedendo di pensarla tutti allo stesso modo, ma capita spesso che da piccole discussioni ne nascano divisioni e questo non è lo stile del Vangelo. Non possiamo infatti pensare di seguire Cristo se prima non lasciamo perdere qualcosa. Cosa è questo qualcosa? L’apostolo poi continua facendo riferimento a quanto avveniva nella comunità dei Corinzi: “Ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo»”. E si chiede: “È forse diviso il Cristo?”. Cosa ci sta dicendo Paolo se non che dove c’è Cristo non può che regnare l’armonia di chi si sente di Cristo e non di altri. Quando ci sentiamo cristiani tutto il resto non serve. Ci saranno discussioni, visioni diverse della realtà, ma tutti tendiamo a Cristo se crediamo che Cristo è in noi. Se vogliamo davvero Cristo non possiamo fermarci a ciò che ci divide, sembra proprio dirci l’apostolo Paolo, ma dobbiamo cercare ciò che ci unisce e ciò che ci mantiene nell’unità come ci insegna il Vangelo che gli apostoli ci hanno trasmesso e che loro stessi hanno annunciato, perché inviati a proclamarlo. Cosa significa infatti quella chiamata di Gesù: «Venite, vi farò diventare pescatori di uomini» se non che essi stessi avrebbero attirato a lui molti uomini e donne attraverso la predicazione del Vangelo? E cosa chiede a noi oggi il Signore se non la stessa, identica cosa? «Venite, vi farò diventare pescatori di uomini» non significa altro che metterci dietro a lui, imparare da lui e annunciare a tutti il Vangelo che lui ci ha insegnato attraverso le tante persone che ce lo hanno trasmesso. Ed è un unico vangelo che tutti ci unisce e non ci divide. Potremo dunque avere pareri diversi sulla politica, sull’economia, sulla vita sociale, ma siamo chiamati ad essere uniti mettendo in pratica ciò che ci dice il vangelo, a costo di lasciar perdere qualcosa di noi. Solo così saremo pescatori di uomini, perché chi vede in noi testimoni credibili del vangelo potrà seguire a sua volta Cristo. Ma se vedrà in noi cristiani divisi, come potrà appassionarsi a Cristo? La figura di don Bosco che questa settimana prenderemo a modello per la nostra riflessione, ci aiuti a comprendere che anche oggi è possibile essere veri pescatori di uomini attraverso una vita cristiana credibile, come lo è stata la sua, che dopo essersi messo in ascolto della chiamata del Signore, ha saputo attirare a Cristo una moltitudine di ragazzi, facendo scoprire loro come il Signore entra nella nostra vita e vuole rimanere con noi. Lasciamoci chiamare dal Signore alla sequela, per diventare, come gli apostoli e come don Bosco, pescatori di uomini. Testimoniamo con la nostra vita il Signore mettendo in pratica il Vangelo della gioia, dell’unità e della pace. Apriamogli la porta del nostro cuore, perché entri in noi e con noi rimanga sempre, come ha fatto in quella casa ad Emmaus.